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In Se la vita che salvi è la tua, Libro del Mese di Agosto, Fabio Geda racconta di un insegnante precario che, insoddisfatto della sua vita, decide di intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso e del suo "continente perduto" interiore. Di un percorso simile racconta una canzone di Francesco De Gregori, pubblicata nell'album Bufalo Bill del 1976, intitolata appunto Atlantide.

Con una musica largamente ispirata a Three angels di Bob Dylan, Atlantide di De Gregori evoca immagini non sempre di facile interpretazione. Ma, analizzando il testo, si possono riscontrare molte situazioni simili a quelle vissute da Andrea Luna, protagonista di Se la vita che salvi è la tua, e addirittura sembra quasi di veder raccontata l'intera storia.

Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
nasconde sotto il letto un barattolo di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe.

Andrea Luna è un insegnate precario in crisi con la moglie: la fuga è la sua risposta ad un malessere sempre più radicato in lui (un principio di tristezza in fondo all'anima). Parte per New York, che diventa un po' la sua Atlantide e racchiude in sé l'utopia che un viaggio così lontano da casa possa aiutarlo a ritrovare se stesso. Ciò nonostante, è impossibile liberarsi dei suoi ricordi e dei suoi problemi, essendo questi sempre con lui, nel suo cappello. Andrea capisce di cosa avrebbe bisogno ma è ben lungi, in realtà, dal sentirsi l'eroe di una generazione smarrita. L'abbandono in cui si getta è la risposta ad una felicità che non sa dove trovare.

Lui adesso vive in California
da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarra
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra.

Nel continente americano (che nella canzone è la soleggiata California, ma nel romanzo di Geda un'invernale New York) il nostro protagonista fa incontri fortuiti e fortunati, conosce una donna per cui stravede, Ary, e i suoi due figli gemelli di tredici anni. La sua nuova vita sembra aver preso la direzione giusta, ma nella sostanza non è cambiato nulla: la sua insoddisfazione di fondo ed il senso di colpa per ciò che ha lasciato in Italia fanno sì che, ad un certo punto, lui smetta di stare seduto sotto una veranda ad aspettare le nuvole.

Lui adesso vive nel terzo raggio
dove ha imparato a non fare più domande del tipo
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
io la conobbi un giorno ed imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell'amore.

La sua coscienza emerge prepotente e diventa sempre più una prigione (il terzo raggio). Andrea aveva imparato a non farsi più domande, a non pensare alla sua vecchia moglie in Europa (la ragazza di Roma), che si strava struggendo dal dolore al pensiero di lui (la cui faccia ricorda il crollo di una diga). Il vizio dell'amore che ha portato Andrea lontano, tra le braccia di Ary, nulla può però in confronto alla realtà che ha voluto lasciarsi alle spalle.

E così pensava l'uomo di passaggio
mentre volava alto nel cielo di Napoli
rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità
ditele che l'ho perduta quando l'ho capita
ditele che la perdono per averla tradita.

Andrea Luna decide di ritornare in Italia per affrontare il passato, ma si rende subito conto che quello che trova non è ciò che si aspettava. La delusione scaturita dall'impossibilità di riprendersi la sua vecchia vita si muta in un sentimento di amore-odio nei confronti della moglie: si sente tradito anche se è stato lui a tradirla per primo. Andrea è solo di passaggio, si prepara ad un nuovo viaggio. Questa volta sarà però un po' più particolare ed estremo: l'aereo, per ora sopra Napoli, atterrerà in Messico. E da lì Andrea è finalmente deciso ad andarsi a prendere la sua felicità. Ma questa potrebbe essere un'altra canzone.

ASCOLTA "ATLANTIDE" DI FRANCESCO DE GREGORI

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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