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I fantasmi del cappellaio, Libro del Mese di Settembre 2014, è un romanzo poliziesco - psicologico, ambientato nella cittadina francese di La Rochelle, il quale deve il suo successo alla capacità dell'autore di creare il giusto equilibrio tra eventi narrati, personaggi e ambiente circostante. Si tratta di un blocco tematico monolitico, imprescindibile per la comprensione del testo.

Nelle Postille a Il nome della rosa, Umberto Eco scrive «…esse - le discussioni teologiche - agivano come prolungamenti del labirinto spaziale (come fossero musica thrilling in un film di Hitchcock). Credo che sia accaduto qualcosa del genere: anche il lettore ingenuo ha fiutato che si trovava di fronte a una storia di labirinti, e non di labirinti spaziali…». Tali parole valgono in toto anche per Simenon, il quale lega indissolubilmente luoghi e personaggi, tanto che i primi sono la chiave di lettura dei secondi.

Le strade strette, dominate dalla presenza asfissiante delle case su entrambi i lati, sono la manifestazione materiale del dolore, dell'indecisione e del senso di impotenza che vive il sarto Kachoudas, allettato dalla possibilità di riscuotere la taglia per aver scoperto il colpevole dei delitti, vinto, però, dalla paura, che lo porterà a morire. Ancora, i portici bui, umidi, e la cappelleria trascurata, oscura, disadorna, rispecchiano la doppiezza, l'ambiguità e l'abiezione del cappellaio. In un romanzo in cui l'assassino è rivelato sin dalle prime pagine, in cui l'arma del delitto è subito nota, rimane l'indagine del movente. Seguire i protagonisti per le strade, avvolte dalla nebbia, battute dalla pioggia, oscurate dalla sera, si trasforma in una lenta indagine della loro psicologia, lungo la quale ci accompagna un latente senso di fastidio e decadenza. Solo al termine è tutto chiaro: non era fastidio ma costernazione di fronte alla futilità del movente.

Strano destino quello della cittadina di La Rochelle, che Simenon sembra aver colto in pieno nel suo romanzo. Infatti, la storia di questa cittadina è un susseguirsi di periodi di grande prosperità e vertiginose cadute, rispetto alle quali non mancano gli interrogativi e le zone d'ombra. Qui, arrivarono i templari e le loro attività religiose, militari, agricole e finanziarie; fino alla caduta e alla soppressione dell'Ordine. Qui, si ritrovarono, durante il Rinascimento, coloro che aderivano alla riforma religiosa, in particolare gli ugonotti, i quali appartenevano nella maggioranza dei casi alla parte più ricca degli artigiani e della classe borghese; fino all'assedio guidato dal cardinale Richelieu, narrato anche da Dumas in I tre moschettieri. Qui, la Seconda Guerra Mondiale visse uno dei più lunghi assedi degli alleati, che però non riuscirono mai a rompere la resistenza dei tedeschi, barricati dietro la minaccia di distruggere le strutture portuali della città.

I segni di questa "Storia" contraddittoria, tra slanci e barriere, sono evidenti. La posizione geografica e la presenza di piccole isole davanti alla costa, hanno favorito l’approdo tranquillo delle navi, permettendo alla città di divenire il porto francese di riferimento sull'Atlantico. Un porto piccolo, angusto, ma facilmente difendibile, grazie alle numerose strutture di difesa, costruite nel corso del tempo. Innanzitutto, la Torre della Lanterna, la più esterna al porto, conosciuta anche come Torre dei 4 sergenti, alta 70 metri, sormontata da una guglia gotica a pianta ottagonale, che era utilizzata, in passato, come faro, e poi, come prigione. A vegliare sul Vieux Port sono la Tour de St. Nicolas e la Tour de la Chaîne. La prima, dedicata a San Nicola, è un maschio signorile affacciato sul mare, alto 42 metri, che colpisce immediatamente per la sua struttura massiccia. La Tour de la Chaîne, invece, che era utilizzata, in passato, per il controllo del traffico portuale e per la riscossione delle tasse, oggi, ospita permanentemente una mostra dedicata a tutte le migrazioni. Non solo; La Rochelle è anche la città del Museo Marittimo, del Centro di Studi e Conservazione delle specie marine, del concorso letterario “La primavera dei Poeti”, del Museo Cappon, che conserva reperti archeologici locali, del Festival Teatro d'Estate.

A La Rochelle è custodita Calypso, la nave oceanografica utilizzata da Jacques-Yves Cousteau. Calypso, "colei che nasconde", colei che tenne prigioniero Odisseo per sette anni, il cui nome ci appare esotico e affascinante, è il simbolo perfetto di questa città che ha sempre vissuto lungo il sottile e inquieto confine tra il timore, l’esigenza di protezione e il coraggio, lo spirito di conoscenza che il mare porta con sé.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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