Il romanzo Correzione (Korrektur, 1975) è uno dei testi più emblematici e complessi di Thomas Bernhard. Un'opera che fonde narrazione e riflessione filosofica, un flusso di pensiero che sfuma continuamente tra la voce dell'autore e quella del protagonista.
Al centro del romanzo c'è la figura di Roithamer, un tormentato intellettuale austriaco, brillante scienziato e misantropo, che ha dedicato la propria vita alla costruzione di un Cono perfetto nel cuore della foresta di Kobernausserwald.
Ambientato nella Höller-Haus, la casa che lo stesso Roithamer ha realizzato per la famiglia del suo amico Holler, la voce narrante è quella di un anonimo amico di infanzia che, recatosi in quella casa, raccoglie e legge le migliaia di pagine di appunti lasciate da Roithamer, cercando di ricostruirne la storia.
Roithamer cresce ad Altensam, in un'enorme residenza familiare che odia profondamente. L'ambiente in cui vive è autoritario, freddo, simbolo di un contesto rigido e soffocante, in cui l'unico rapporto di affetto è quello con la sorella, mentre detesta profondamente i genitori e gli altri fratelli.
È proprio dall'altissima concezione che Roithamer ha della sorella che nasce l'idea di elaborare un progetto folle: creare la dimora perfetta, un Cono costruito esattamente al centro geometrico della foresta di Kobernausserwald, un punto calcolato al millimetro dopo anni di misurazioni maniacali. Il Cono, da regalare alla sorella, nell'idea del progettista deve essere il luogo ideale, l'unica casa che possa renderla felice: una forma perfetta che incarni la sua visione del mondo.
Per Roithamer la costruzione è un'impresa totalizzante che consuma la sua salute, le sue relazioni sociali e familiari, fino a intaccarne l'equilibrio mentale. Ma nel momento in cui egli presenta il Cono alla sorella, lei si ammala e muore. Per Roithamer la tragedia è vissuta come una sua responsabilità: il Cono, pensato come dono assoluto, è diventato causa della distruzione dell'unica persona amata, a cui era destinato.
La morte della sorella rappresenta il cuore simbolico e tragico del romanzo. Roithamer crede che creando l'abitazione perfetta per la sorella (il Cono: geometrico, isolato, matematicamente pensato), le offrirà la felicità. Ma accade l'opposto: l'idea pura, perfetta, astratta, una volta calata nella realtà, uccide. Il Cono è una costruzione mentale, idealizzata oltre ogni limite, che una mente umana non può sopportare. Roithamer non chiede mai alla sorella se desidera questo dono, per lui è un dato acquisito. In realtà egli stesso rappresenta un essere dominante, anche se non del tutto autoritario; in questo senso il Cono è un atto di dominio mascherato da amore, è il fallimento totale della razionalità assoluta applicata alla vita umana.
Il Cono perfetto, infatti, rappresenta l'astrazione totale, la forma assoluta: privo di finestre, inospitale, immerso nella natura ma in contrasto con essa, costruito con amore ma senza umanità. Il pensiero assoluto, l'ordine logico puro, non possono contenere la vita concreta, quando ci provano, la distruggono. La malattia (e la morte) della sorella non è un fatto clinico, ma un segno narrativo potentissimo: il rigetto del corpo contro l'oppressione mentale, il fallimento tragico dell'amore razionalizzato, la disumanità della perfezione quando è imposta sugli altri, e, infine, ciò che rende visibile la rottura insanabile tra pensiero e vita. Roithamer impiega sei anni a costruire il Cono. La sorella muore sei giorni dopo.
Devastato dalla perdita dell'amata sorella, Roithamer decide di riscrivere interamente il suo manoscritto sul Cono. Questa riscrittura, chiamata Correzione, sempre più ossessiva, è un tentativo disperato di aggiustare la realtà attraverso il linguaggio. Ma, se il confine tra correggere e distruggere, tra rifare e cancellare costituisce una linea impalpabile, così il perseguimento maniacale della perfezione sarà la causa che lo condurrà all'estremo gesto all'interno del bosco stesso.
Dal romanzo emergono tutti gli aspetti fondanti delle tematiche narrative di Bernhard. La ricerca continua e costante, quasi paranoica, di migliorare incessantemente la realtà per renderla aderente a un ideale più che a un'idea concreta fa emergere l'ossessione per la perfezione, che conduce a un processo infinito e fallimentare di revisione mentale e fisica che travolge il protagonista.
Il progetto razionale, l'idea del Cono, nel momento in cui entra in collisione con l'impossibilità della vita reale di adeguarvisi, diventa fonte di tragedia, facendo emergere il rapporto distruttivo tra pensiero e realtà. È attraverso questi elementi, alienazione e autodistruzione, che Bernhard mette in luce come il peso dell'intelletto rischi di diventare una forza disumanizzante.
D'altro canto, se si ha presente la produzione letteraria bernhardiana (Gelo e, in particolare, Amras e il testo teatrale Heldenplatz), è verosimile pensare che anche in questo lavoro non sia secondario il rifiuto della società austriaca. La critica radicale di Bernhard all'Austria del dopoguerra, ipocrita e reazionaria, colpevole, in buona sostanza, di non aver fatto i conti con il nazismo, emerge con forza. Non appare inverosimile che lo stesso disprezzo che egli mostra per la sua famiglia d'origine rappresenti una sorta di alter ego di quella società.
La molteplicità delle tematiche che emergono dalla sua prosa rende Bernhard uno scrittore difficilmente catalogabile in una specifica corrente letteraria. La centralità del monologo interiore, la frantumazione dell'io, il linguaggio stesso come materia plastica che egli utilizza non possono non ricondurre al tardo modernismo, al neo-modernismo. Il senso dell'assurdo, la solitudine che impera non solo nel protagonista e il senso di fallimento rimandano in maniera evidente all'esistenzialismo. Il gioco metanarrativo, la sfiducia nella narrazione lineare, l'impossibilità di acclarare una qualche verità hanno molto in comune con il postmodernismo europeo.
Peraltro, la prosa di Bernhard è indiscutibilmente unica. Le frasi lunghissime, spesso prive di punteggiatura, circolari, ipnotiche; le ripetizioni ossessive fanno di questo autore un unicum difficile da catalogare, da incasellare. D'altronde è Bernhard stesso che in un'intervista (V. Quagliotti introduzione a Amras, ed. Einaudi) dichiara: "Non sono un narratore di storie, io odio profondamente le storie. Sono un distruttore di storie, io sono il tipico distruttore di storie". Ciò non toglie che siano molteplici le associazioni che si possono cogliere. Con alcuni autori queste appaiono evidenti, e non solo per alcuni tratti stilistici verosimili.
Il legame con Ludwig Wittgenstein è esplicito. Il filosofo viennese, infatti, nella sua stessa biografia scrive della costruzione di una casa per la sorella; al tempo stesso, la comunanza tra il protagonista di Correzione e il filosofo è riscontrabile nel senso di insoddisfazione, nel tormento intellettuale ossessivo che permea l'attività di entrambi.
Ma le influenze o i rimandi cui si presta il romanzo di Bernhard sono molteplici. L'assurdità delle situazioni, la centralità del fallimento e il rapporto conflittuale con le istituzioni e la famiglia rimandano a Franz Kafka; il linguaggio ripetitivo, l'umorismo nero, l'angoscia metafisica e il senso del tempo come immobilità richiamano Samuel Beckett.
D'altronde, pur nella sua unicità, Bernhard si iscrive a pieno titolo nella cultura mitteleuropea di Musil e di Thomas Mann, oltre a quelli citati. Come non vedere, in particolare con questi ultimi due autori, similitudini, concezioni e pensieri comuni? Come non cogliere, nell'ossessione distruttiva per l'idea astratta di Bernhard, la tensione tra razionalità e vita de La montagna incantata o il concetto di ragione come forza vuota così legata ai valori de L'uomo senza qualità? E, ancora, se l'intelletto porta alla rovina fisica e psichica in Bernhard, in Mann il pensiero non basta: la vita è malattia, tempo, morte; in Musil, il pensiero critico paralizza l'azione. Infine, un tratto fortemente presente che accomuna i protagonisti di questi tre grandi autori è il concetto di tempo. Roithamer vive in un tempo congelato, cristallizzato, ciclico, folle; Hans Castorp, il giovane borghese della Montagna incantata, vive il tempo come malattia e sospensione dalla vita (il sanatorio); Ulrich, il protagonista de L'uomo senza qualità, vive in un tempo indefinito, sospeso in attesa della guerra.
Ma anche in tempi più recenti è possibile trovare accostamenti con autori che hanno attraversato il "mal di vivere", come nel caso di Giuseppe Berto e del suo splendido Il male oscuro. Pubblicato nel 1964, addirittura undici anni prima di Correzione, i due lavori presentano sorprendenti affinità formali e tematiche, pur provenendo da contesti diversi. Entrambi romanzi-monologo, costruiti come uno "scavo" interiore, a tratti psicoanalitico, accomunati da una voce narrante ossessiva, scavante, talvolta disturbante. Bernhard utilizza un alter ego sconosciuto come doppio di Roithamer, mentre il protagonista del Male oscuro è un soggetto senza nome (probabilmente sé stesso), che sembra calato in una seduta psicoanalitica. La forma e lo stile narrativo sono estremamente simili, caratterizzandosi per un flusso di coscienza continuo, pieno di ripetizioni, con frasi interminabili, un ritmo ipnotico, una punteggiatura ridotta, un tono cupo e autodistruttivo in Bernhard e, similmente, una lunga confessione interiore, un monologo a flusso libero, con periodi lunghissimi (fino a cinquanta pagine senza un segno di interpunzione), fraseologia ossessiva, tono nevrotico e ipocondriaco in Berto.
Anche il rapporto familiare è centrale in entrambi gli scrittori: se per Bernhard la figura centrale è rappresentata dalla sorella e dall'irrealistica idea di costruirle la casa perfetta, il Cono, in Berto la figura centrale è rappresentata dal padre tirannico e dal complesso edipico mai veramente superato dal protagonista. Lo stesso contesto storico presenta non poche similitudini: l'Austria post-hitleriana dell'uno e l'Italia post-fascista dell'altro. Va detto però che, mentre Bernhard non lascia speranze – l'esito finale è la morte, l'annullamento totale, anche a sottolineare fisicamente il rifiuto assoluto e radicale di un rapporto con la società – in Berto sembra esserci una possibile apertura, che rende il rapporto con la società critico ma non distruttivo: il ricovero nella clinica "dell'uomo comune" e la probabile cura.
Ma, concludendo, Correzione è un'opera sul collasso del pensiero assoluto, che mette in scena l'impossibilità di correggere la realtà per farla coincidere con l'ideale. Probabilmente derivante dalla profonda critica alla cultura austriaca, alla visione della famiglia come prigione, all'individuo o, se si preferisce, all'intellettuale che si consuma nel tentativo impossibile di trovare un senso ultimo alla vita.
(articolo a cura di Vitaliano Menniti)
Fonti:
• Claudio Magris: T. Bernhard ne La geometria delle tenebre;
• George Steiner: Correzione, uno dei romanzi più significativi del secolo;
• Il romanzo modernista europeo a cura di Massimiliano Tortora;
• Luigi Reitani: Thomas Bernhard e la musica; Il racconto della Germania, Cronache di letteratura tedesca contemporanea.
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