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Narciso e Boccadoro è il romanzo più noto dello scrittore tedesco Hermann Hesse. Pubblicato nel 1930, racconta la storia di due amici che intraprendono vite differenti, ma rimangono legati eternamente grazie agli anni della gioventù vissuti insieme nello stesso monastero. Durante quel periodo, i due scoprono se stessi e l'altro in un continuo gioco di condivisione, conflitto e affetto che gli permette di maturare e formarsi.

In questo libro, Hesse tratta il tema del'amicizia (oltre quelli della morte e dell'arte) in una maniera più profonda a quella a cui siamo abituati nella letteratura contemporanea. Egli descrive un'amicizia che plasma la personalità di entrambi i giovani uomini, cambiandoli intimamente e migliorandoli, fino a farli riappacificare con i propri traumi. La loro lampante diversità si trasforma in un tesoro inestimabile che permette all'altro di capire ciò che vuole o non vuole diventare, diventando reciprocamente uno specchio in cui guardarsi e conoscersi.

Lo psicologo italiano Umberto Galimberti, nel suo saggio Le cose dell'amore, scrive: "Solo gli altri, infatti, ci raccontano le parti sconosciute di noi". La storia di Narciso e Boccadoro è l'esatta rappresentazione di questa affermazione che personalmente trovo quanto mai vera. Infatti, è solo attraverso Narciso che Boccadoro riesce a riavvicinarsi alla figura dimenticata della madre e a comprendere lo scopo della sua vita, ed è solo attraverso Boccadoro che Narciso sperimenta sentimenti e prospettive che altrimenti gli sarebbe stato impossibile provare e intravedere.

La visione per cui è attraverso gli altri che elaboriamo la nostra identità è provata da numerosi studi di sociologia. Difatti, George Herbert Mead ha teorizzato l'interazionismo simbolico secondo cui il Sé è un processo riflessivo, non una struttura statica, che si sviluppa conversando con gli altri e, interiormente, con se stessi. Dunque il Self si costruisce attraverso l'interazione sociale, il linguaggio e l'uso di simboli condivisi.

Se ci fermassimo a riflettere attentamente sulla nostra vita, su tutte le persone che abbiamo incontrato e con cui abbiamo condiviso anche solo un piccolo pezzo di strada, ci renderemmo conto che quasi ognuna di loro ci ha permesso, attraverso il rapporto che abbiamo consolidato con lei, di conoscere una parte di noi che ci era ancora ignota. È proprio questo ciò che accade a Narciso e Boccadoro.

Dunque, se ancora credete che per conoscere davvero se stessi sia necessario iniziare una vita da eremita, una vita solitaria priva di interazioni, questo romanzo vi smentirà insegnandovi quanto è preziosa per la propria crescita la condivisione con gli altri.

"Tacque e sospirò, e rimasero così seduti, l’uno appoggiato all’altro, tristi e pur felici nel sentimento della loro amicizia indistruttibile."

(articolo a cura di Sveva Serra)

 

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