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La volpe e il sipario è una raccolta di poesie della scrittrice milanese Alda Merini pubblicata per la prima volta nel 1997 con le illustrazioni di Gianni Casari. L'autrice compose di getto, assecondando il flusso poetico, questa serie di poesie inviate dattiloscritte o dettate al telefono a Casari nell'estate del 1995. La stessa Merini nell'introduzione all'edizione spiegò che inizialmente non c'era nessuna idea di pubblicazione «né alcuna ambizione tranne quella dell'amore». Ne La volpe e il sipario c'è il racconto di una donna adulta, matura, segnata da amori finiti e alle prese con un corpo che pian piano inizia a cedere. La Merini a questo punto della sua vita sa di poter semplicemente raccontarsi continuando ad affidare la propria salvezza alla parola.

Ciò che queste poesie hanno di speciale è soprattutto la spontaneità. Se anche ignorassimo di sapere che l'autrice ha improvvisato questi versi dettandoli al telefono ad un amico, senza dubbio ce ne accorgeremmo comunque immediatamente. È una poesia che sgorga inesauribile le cui parole eleganti e sapientemente accostate, proprio grazie a ciò, arrivano con la velocità di una freccia scoccata da un arco ben teso.

«Pensavo che tu fossi la mia strada,
e ho messo calzature leggere
perché tu mi credessi ombra.»

Lo stile della Merini combina poesia e prosa in una fusione armonica, rendendo i suoi pensieri accessibili e coinvolgenti nonostante la loro complessità. L'autrice fece della scrittura una sorta di terapia personale; ne La volpe e il sipario si potrebbe definire una terapia retroattiva. Infatti, con lucidità – che non diventa mai distacco – la Merini analizza il tempo andato e le emozioni che i ricordi di quest'ultimo ancora le provocano tentando di "curare il passato".

«Se piangessi, tu verresti a riprendermi.
Ma io ho bisogno del mio dolore
per poterti capire.»

Seppur meno conosciuta, questa raccolta descrive perfettamente l'istintività di un'artista che ha saputo trovare le parole per narrare i turbinii più intimi dell'animo umano. Alda Merini si paragonava spesso alla volpe, una figura esile e feroce, simbolo
«di una donna che non è mai sazia di vento
e che corre da un posto all'altro
come se avesse un vicolo nel cuore.»

(articolo a cura di Sveva Serra)

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