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Allucinazioni, visioni, magia o realtà?

Secondo Oliver Sacks, nel suo libro Allucinazioni: 'Molte culture considerano le allucinazioni, come i sogni, uno stato di coscienza speciale e privilegiato, attivamente perseguito attraverso pratiche spirituali, meditazione, droghe, o isolamento. Nella moderna cultura occidentale, però, le allucinazioni sono più spesso considerate indice di follia, oppure un segnale che al cervello sta accadendo qualcosa di terribile, [...]. In effetti, dovremmo chiederci in quale misura l'arte, il folclore e perfino la religione abbiano avuto origine da esperienze allucinatorie [...]. Le terrificanti allucinazioni degli incubi, quando ci sentiamo dominati e sopraffatti da una presenza maligna, hanno un qualche ruolo nel generare i nostri concetti di demoni e streghe, o di creature aliene malefiche? Le crisi epilettiche 'estatiche', come quelle che aveva Dostoevskij, contribuiscono a generare il nostro senso del divino? [...]'.
Le visioni, almeno quelle interiori, associate all'immaginazione o ai sogni, sono una realtà senza tempo, nella fenomenologia dell'esperienza di tutti gli esseri umani. Nel realismo magico, genere ben diverso dal fantasy, si scrive del reale, ma lo si fa con uno sguardo in cui visioni, eventi 'paranormali' e magia sono parte integrante della realtà, eventi comuni. Non si nega un fatto solo perché non se ne conosce la causa scatenante, si è consapevoli che i confini mentali sono limitati, e che si possono spostare.

L'atomo di Democrito, un tempo considerato elucubrazione metafisica, oggi è riconosciuto dalla fisica come la struttura nella quale è organizzata la materia nel mondo fisico. Ora ci sono strumenti che consentono di vederlo, è vero, ma l'atomo esisteva anche prima.
Di solito sono le donne, in tutti i campi e in tutte le parti del mondo, ad avere meno paura e pudore nell'affrontare temi spinosi, ad accettare fenomeni apparentemente folli senza preconcetti negativi né pregiudizi di valore.
Questo modo di intendere la realtà, senza muri invalicabili tra razionale e irrazionale, è molto diffuso in America del sud. Qui si accettano anche eventi che ancora non si possono spiegare e il realismo magico non è un ossimoro, è la dimensione del reale.
Isabel Allende, Gioconda Belli, Laura Esquivel, la meno nota Gisele Pineau, solo per fare alcuni grandi nomi, sono degne rappresentanti femminili della letteratura sudamericana e di questo modo di descrivere l'esperienza della vita.

Anche in Italia abbiamo coraggiose scrittrici, realiste magiche: Vicolo dell'immaginario di Simona Baldelli è uscito quest'anno, con la casa editrice Sellerio. Parla di Amalia, italiana misteriosa e solitaria, che vive a Lisbona e si mantiene lavorando come badante per un'anziana signora ricca e stravagante, e come aiuto cuoca in una trattoria, che si trova nel suggestivo Vicolo dell'immaginario. Assieme al fiume Tago è un punto di incontro, un ponte tra due mondi: quello dei vivi e quello dei morti. Parla di Clelia, giovane operaia che lavora in una fabbrica di giostre, in provincia di Reggio Emilia, che deve provvedere a sua madre e a una sorella diversamente abile e del suo amore tormentato per Dario.
Parla, quindi, di Amalia, che era Clelia e di Clelia, che diventa Amalia. Due persone diverse che in realtà sono la stessa persona, il presente e il passato. Parla di cerchi della vita che si devono chiudere, per superare la rabbia dell'ingiustizia, il senso di colpa e trovare, finalmente, la propria vera identità. Solo così si potrà vivere un amore pieno.
Questo romanzo racconta la vita, la morte e di nuovo di vita, affrontando il tema della famiglia, che non è un nido ma una gabbia da cui non si può mai scappare veramente, della passione amorosa, della sofferenza, delle ombre grandi e piccole che ci seguono, di riconciliazione e di perdono. Lo fa con suggestioni raffinate, salti temporali necessari e potenti colpi di scena. Lo fa senza paura.

È l'ultimo romanzo di questa scrittrice, classe '63, che ha esordito nel 2013 con Evelina e le fate, finalista al premio Calvino 2012 e vincitore del premio John Fante opera prima. Del 2014 è il romanzo Il tempo bambino, nel 2016 è uscito La vita a rovescio e del 2018 è L'ultimo spartito di Rossini.

La Baldelli nella sua scrittura è libera, se ne frega del giudizio degli scettici disincantati. Sembra conoscere bene l'importanza e l'essenzialità di ciò che è spesso invisibile, agli occhi di molti. Riesce a descrivere, in un modo struggente e delicato al tempo stesso, i desideri e i dolori di personaggi, società ed epoche, per i quali la morte è solo una trasformazione e per ogni fine c'è sempre un nuovo inizio. Magari magico, ma reale.

(articolo a cura di Valentina Scelsa)

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