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Un padre tiranno, l'arresto, la finta condanna a morte, i lavori forzati, l'epilessia - compagna di una vita - e l'intera esistenza trascorsa a cercare freneticamente denaro hanno marchiato ogni opera dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij (Mosca, 1821 - San Pietroburgo, 1881). C'è un libro però, che con un filo sottilissimo lega uno dopo l'altro i tre amori che hanno segnato la sua vita sentimentale: Il giocatore, nostro Libro del Mese di Marzo 2020. Pubblicato nel 1866, scritto sul letto di morte di Maria Dmitrevna Issaeva, sua prima moglie, con un personaggio femminile interamente ispirato all'amante Apollinarija Suslova e scritto dalla stenografa Anna Snitkina, la donna che rimarrà al suo fianco per il resto della sua vita.

Dopo l'arresto durato nove mesi, la successiva finta esecuzione improvvisata dalla mente sadica di un ufficiale e la conseguente condanna ai lavori forzati durata quattro anni, Fëdor fu trasferito a Semipalatinsk, dove conobbe Maria Dmitrievna Issaeva, che, sposata con un figlio, viveva in miseria a causa del vizio dell'alcolismo del marito e la cagionevole salute. Fëdor, spinto dai sentimenti che nutriva per Maria, continuò a frequentare la casa dei coniugi rispettando la sua posizione di donna sposata, ma una volta rimasta vedova, lo scrittore fece di tutto per innalzare il suo status economico e sposarla, nonostante nei pensieri della donna ci fosse un altro uomo, un insegnante. Non fu un matrimonio felice, Maria debole fisicamente e psicologicamente, quando si presentarono i primi episodi di epilessia di Fëdor, sconvolta non riuscì ad affrontarli. Il rapporto coniugale divenne praticamente inesistente, senza passione ma con la sola compassione che l'uno provava nei confronti dell’altro.

Successivamente trovò la passione mancata, con Apollinarija Suslova, una frequentatrice delle sue lezioni intenta ad attirare le attenzioni del quarantenne Fëdor. La loro relazione fu fuoco e tormento. Apollinarija aveva tutto quello che mancava alla frigida Maria, piena di sé, coraggiosa, decisa e passionale ma allo stesso tempo crudele e tragicamente gelosa, al punto di chiedere costantemente a Fëdor il divorzio da Maria, additandola come una donna opportunista e approfittatrice. Era manipolatrice e odiava terribilmente le imperfezioni nelle altre persone.
Quest'amore lasciò lo scrittore provato per il resto della sua vita, soprattutto quando, dopo la morte di Maria, lui - cieco d'amore - la chiese in sposa ricevendo un categorico e irremovibile rifiuto. Fëdor, sfinito, cominciò a riversare tutta la sua frustrazione nel gioco inabissando completamente la sua già difficile situazione economica.
Apollinarija, dopo la fine della loro relazione, bruciò documenti e lettere dello scrittore mandando letteralmente in fumo ogni traccia del loro amore malato. Su Apollinarija Fëdor incentrò la figura di Polina ne Il giocatore, evidenziando i tratti della donna e riportando episodi e pensieri provati sulla propria pelle.

Fëdor aveva bisogno di stabilità in tutte le sue forme, psicologica ed economica soprattutto. La fine della relazione con Apollinarija lo distrusse e il disagio economico che nel tempo crebbe smisuratamente non lo aiutò. Dovette scrivere per guadagnare. Limitato dai tempi di consegna, impiegò una stenografa per accorciare i tempi di stesura de Il giocatore. Anna Snitkina lettrice di Dostoevskij fin da bambina, considerò un vero onore lavorare alla stesura di un suo lavoro. In poco meno di un mese, riuscirono a terminare il romanzo. Trascorsero così tanto tempo gomito a gomito, uno a dettare e l'altra a scrivere, che non riuscirono più ad immaginarsi l'uno lontano dall'altra e dopo pochi mesi si sposarono, nonostante la notevole differenza di età.
Per Anna fu difficile competere con il fantasma di Apollinarija. Al contrario di quest'ultima, Anna apprezzava il lavoro di Fëdor e condivideva gli stessi interessi intellettuali. Aveva una tale dedizione per lo scrittore che, quasi in punta di piedi, con il suo carattere pacato, fu l'unica in grado di amarlo così com'era e trascinarlo fuori dal vortice del gioco d'azzardo prendendo in mano le redini della sua vita da scrittore.
In questo modo riuscì a farsi apprezzare da Fëdor, il quale le aveva confessato che secondo lui le donne peccavano di poca costanza nel raggiungimento degli obiettivi. Anna si dimostrò dunque una donna caparbia e a riprova di ciò decise di cominciare una raccolta di francobolli. Nessun copeco fu speso per la sua collezione, proprio per non minare la già difficile situazione economica, ma furono tutti presi da lettere e pacchi.
Lo scrittore rivalutò enormemente Anna, da cui nei quattordici anni di matrimonio ebbe quattro figli, e come segno di amore le dedicò il suo capolavoro, I fratelli Karamazov, pietra miliare della letteratura mondiale.
Dopo la morte di Fëdor, Anna non si risposò e continuò a dedicargli la sua vita raccogliendo documenti e materiali e progettando la stanza-museo di Dostoevskij, ricambiando in questo gesto il suo amore eterno e leale.

(articolo a cura di Roberta Failla)

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