A Gradara, nelle Marche, tra Pesaro e la vicina Romagna, sorge un castello che a vedersi sembra il castello delle fiabe, eppure nasconde una storia macabra, svoltasi nel XIII secolo e decantata da uno dei più celebri poeti Italiani, Dante Alighieri.
La rocca di Gradara è inevitabilmente legata a doppio filo con l'amara vicenda di Paolo e Francesca. Siamo nel quinto canto dell'Inferno e Dante incontra i primi dannati puniti per le loro colpe, i lussuriosi. La loro pena è di essere trascinati in aria da una tempesta di vento che li percuote con estrema violenza. Diversi sono i personaggi conosciuti che appaiono in questo canto, ma due sono le anime su cui si sofferma Dante, proprio quelle che hanno abitato il Castello di Gradara e che al contrario delle altre si muovono insieme nella tempesta. È qui che Dante parla con Francesca, che gli racconta di come il loro amore li abbia portati alla morte conducendoli fino all'inferno ma uniti l'uno all'altro:
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Il quinto Canto della Divina Commedia è stato il pulpito che ha dato vita a un mito e diffuso la vicenda di due personaggi realmente esistiti. La storia è stata poi ripresa da altri scrittori italiani, uno fra tutti Boccaccio, che ha arricchito la vicenda di particolari.
Chi sono state dunque in vita queste due anime condannate all'inferno dantesco?
I protagonisti sono Francesca da Polenta, appartenente a una famiglia di signori di Ravenna, Paolo Malatesta detto "Il Bello" e suo fratello Giovanni Malatesta detto Gianciotto, tutti vissuti realmente nella bellissima rocca.
I due fratelli furono figli di Malatesta da Verrucchio, noto come "Il Mastin Vecchio" poiché morto molto anziano. Intorno al 1275 le due famiglie concordarono il matrimonio tra Francesca ed uno dei figli del vecchio Malatesta, a seguito dell'aiuto che i da Polenta ricevettero nella presa di potere della città di Ravenna, che avvenne appunto per mano di Guido da Polenta, padre di Francesca. Fu un matrimonio non d'amore, ma combinato dalle famiglie per saldare la loro alleanza.
La storia vuole che, oltre ad essere combinato, il matrimonio fosse anche nato con l'inganno. Infatti, come commenta Boccaccio, pare che alla povera Francesca prima del matrimonio fosse fatto credere di dover sposare Paolo Malatesta, noto per la sua bellezza e di cui Francesca s'innamorò quando, poco prima del matrimonio, le fu mostrato da una serva, che scorgendolo dal pertugio di una finestra le disse:
"Madonna quegli è colui che dee esser vostro marito"
E Francesca subito le rispose:
"..in lui puose l'animo e l'amor suo".
La beffarda verità era un'altra. Paolo, già sposato, venne al castello per celebrare per procura le nozze del fratello. La tradizione volle che Gianciotto, l'ultimo dei fratelli a non aver preso moglie, non fosse solo zoppo, ma avesse anche un aspetto orribile. Di conseguenza fu deciso dalle famiglie di farlo sposare a Francesca per procura, per paura che lei, vedendolo, si potesse rifiutare di fronte all'altare. La sposa, trovandosi di fronte Paolo il giorno delle nozze e nella convinzione di sposarlo, pronunciò il fatidico sì. Quella notte però nel buio della sua stanza ci fu Giovanni lo sciancato, che lei pensò esser Paolo. Solo alla mattina, con la luce del sole, si accorse dell'inganno e, come racconta la leggenda, "le sue urla fecero tremare il castello". Da quell'unica notte trascorsa assieme nacque la loro figlia Concordia.
Di lì in poi cominciò una frequentazione segreta tra Francesca e Paolo, di cui però si accorse un fedele servitore di Gianciotto, il quale impegnato in una terra vicina per podestà decise di tornare di nascosto. I due amanti erano intenti nella lettura del libro che narrava l'amore adultero tra Lancillotto e Ginevra:
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Si noti come Francesca, che Dante sembra rappresentare come una donna di estremo coraggio, usi il termine leggiavamo, che indica una lettura condivisa e quindi l'alfabetizzazione di Francesca, fatto non molto comune a quei tempi.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
I due innamorati si scambiarono il bacio del tradimento e della lussuria e non continuarono a leggere oltre, poiché furono scoperti da Giovanni lo sciancato, che entrando nella stanza di Francesca, a quella vista sguainò la spada. Paolo tentò di fuggire dalla botola, che nel castello tuttora è possibile vedere, e che lo avrebbe portato al piano inferiore se il mantello non si fosse incastrato in un chiodo costringendolo a risalire. In quel momento Gianciotto andò per infilzarlo e tra i due si mise in mezzo Francesca, che tramite la stessa spada e lo stesso colpo morì insieme a Paolo.
Così la storia di questi due innamorati è rimasta legata alle mura della rocca per secoli. In seguito, il castello di Gradara è stato la residenza di altre famiglie importanti come gli Sforza di Pesaro, in particolare Giovanni Sforza, che durante il periodo del suo matrimonio con Lucrezia Borgia, figlia illegittima del Papa, provvide ad alcuni restauri per accogliere nella rocca la nuova moglie. Nel 1493, per Lucrezia, di soli tredici anni, fu creata una stanzetta e furono dipinte dal padre e Maestro di Raffaello, quattro ragazzine della stessa età di Lucrezia rappresentanti i quattro elementi della vita: fuoco, aria, terra e acqua. Il matrimonio tra Giovanni e Lucrezia non ebbe, però un finale felice, fu annullato dal Papa stesso qualche anno più tardi.
Al termine della signoria degli Sforza, altre famiglie presero la residenza al castello, fino all'ultimo proprietario, l'ing. Carlo Umberto Zanvettori che acquistò il castello nel 1920 per la somma di tre milioni di lire e tramite una grande opera di restauro lo portò al suo attuale aspetto, cercando di valorizzarne il fascino storico.
Tra le stanze che si possono visitare spicca la cosiddetta "stanza di Francesca", dove ogni oggetto, il letto a baldacchino, i mobili e infine la botola nel pavimento sembrano disposti esattamente per richiamare la vicenda di Paolo e Francesca. Il mito dei due innamorati attraversa i secoli e ancora oggi a Gradara si respira l'odore di una storia d'amore impossibile, che continua a vivere oltre il tempo, proprio come i due amanti che viaggiano abbracciati in eterno nell'Inferno dantesco.
(articolo a cura di Vanessa Del Chiaro Tascon)
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