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I lettori di gialli in Germania apprezzano ormai da decenni l'autrice e giornalista amburghese Carmen Korn. Ora la conosce anche tutto il resto della Repubblica Federale: la Jahrhundert Trilogie, o Trilogia del secolo, sul destino di quattro donne e delle loro famiglie, continua ad essere in testa alle classifiche dei libri più venduti – e sta avendo grande successo anche in Italia, pubblicata da Fazi Editore. Una conversazione su amicizie, bisogno di armonia e RAF a firma di Isabelle Hofmann, pubblicata sul Lübecker Nachrichten e tradotta per i lettori italiani in esclusiva su Il Club del Libro dalla nostra caporedattrice Elisa Occhipinti.

A 64 anni, finalmente, il successo è conclamato ovunque...

Non l'ho presa così. Il mio primo libro, Thea und Nat (1989) è stato un esordio di successo e in seguito è stato trasposto cinematograficamente. Per il mio primo romanzo giallo ho ricevuto il Premio Marlowe 1998. Ci sono state sempre recensioni meravigliose e mi sono sempre sentita molto presa in considerazione. Ma non ho mai guadagnato molto con i miei libri e non sono mai stata nella lista dello Spiegel.

Le Figlie di una nuova era, le levatrici Henny e Kate, l'insegnante e in seguito libraia Lina e l'altoborghese Ida, tutte nate nel 1900, sono legate da una profonda amicizia e tutte vivono nel quartiere amburghese di Uhlenhorst. Cosa rende questo quartiere così speciale?
Qui si scontrarono i mondi, i diversi ambienti da cui provengono le mie quattro donne: alta borghesia, piccola borghesia, classe operaia. I ceti più abbienti vivevano sull'Alster, ma già alcune strade più avanti si potevano trovare covi di tubercolosi e altre disgrazie. Ma naturalmente ho scelto il quartiere anche perché vivo lì da 40 anni e mi è così familiare.

Nella sua trilogia intreccia in modo molto fitto e ricco di dettagli le vite delle amiche e delle loro famiglie con la politica e gli eventi del ventesimo secolo. Perché le persone attualmente hanno un così grande bisogno di romanzi storici autentici ed empatici?
Certamente ha a che fare con lo spirito del tempo. Maggiore è l'incertezza di un mondo ingestibile, maggiore è il bisogno di memorie collettive, credo. Serie TV come Generation War, Una strada verso il domaniKu'damm 56 o Weissensee hanno spianato la strada.

Una persona molto importante è Guste, che raccoglie senzatetto nella sua pensione. Ha preso qualcuno a modello o è piuttosto nostalgia di una grande famiglia?
Molto è ispirato alla vita reale. Molte tracce della mia famiglia. Per Guste, che accoglie così tanti uccelli arruffati, il modello è stato la mia bisnonna Anna e la sua grande e vivace famiglia. Da lei in cucina c'era sempre tanta vita. E fin dai primi anni '80 ho alcune amicizie molto strette con donne molto diverse. Sorprendentemente, alcune persone dicono che con me non si riesce a litigare.

La vede in modo diverso?
Beh, ho qualcosa di tutte e quattro le mie donne. Posso essere indisciplinata come Kathe. Bisbetica come Ida. Ma armonizzo come Henny e sono diplomatica. Mio marito voleva mandarmi in Palestina, diceva che lì ce la farei sicuramente.

Il suo forte bisogno di armonia si sente soprattutto nel secondo volume, È tempo di ricominciare. La "famiglia di amici" vive nell'Amburgo del Dopoguerra come in un bozzolo, in cui i principali eventi di politica e attualità vengono introdotti in maniera molto equilibrata.
Ma è così che è stato! Dopo gli eventi raccapriccianti, ci si ritirò nel privato. È così che me lo ricordo dalla mia famiglia. Certo che se ne discusse, si andò anche in strada contro il riarmo. La morte di Kennedy colpì nel segno. Ma si era comunque molto impegnati con sé stessi.

Gli ideali educativi degli anni '50 e '60 erano ancora segnati dal Terzo Reich, eppure in nessuna delle sue famiglie compaiono mai sculacciate. Molto insolito, no?
Alzare le mani non è una cosa che conosco. Non l'ho nemmeno mai sentito da mia nonna o bisnonna. Ecco perché per me non era un problema.

Nell'ultima parte, Zeitenwende (di cui non si sa ancora il titolo italiano ma che verrà pubblicato in Italia, sempre da Fazi, nella primavera 2020), la Rote Armee Fraktion occupa molto spazio. A quel tempo il corpo studentesco aveva una grande simpatia per la RAF, almeno all'inizio. Anche lei?
Assolutamente – ma solo fino a che non sono iniziate le stragi.

In contrasto con gli anni '70, la gioventù di oggi è estremamente calma e conformista. C'è una mancanza di consapevolezza riguardo alle conquiste della democrazia?
Penso che molti non sappiano apprezzare l'idea europea, quanto sia un bene prezioso. Ciò che mi fa arrabbiare sul serio: che così pochi giovani vadano alle urne.

Dove si è sbagliato?
Forse abbiamo oppresso i bambini, troppo presto ed eccessivamente, con tutte le storie del periodo della guerra e del Dopoguerra. Un eccesso di informazione. La generazione del '68 era così politicizzata perché non aveva saputo niente dai propri genitori! I nostri figli non hanno modo di confrontarsi da nessuna parte.

Leggi qui l'articolo originale sul Lübecker Nachrichten

(articolo a cura di Elisa Occhipinti)

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