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Nel 1868 viene pubblicato il romanzo che porta al successo letterario Louisa May Alcott, che a trentasei anni aveva già scritto diversi testi, alcuni esempi sono Fiabe Floreali (1854), una raccolta di racconti nel mondo incantato delle fate e Mutevoli Umori (1865), romanzo d'esordio.

Piccole donne può essere considerato un romanzo in parte autobiografico, poiché ricalca alcuni tratti della vita dell'autrice: la vita a Concord, la morte della sorella Lizzie, il matrimonio della sorella Anne, il suo viaggio in Europa.

Piccole donne è un romanzo coraggioso, con uno sfondo e un'idea politica forte e allo stesso tempo un romanzo semplice che affronta la vita quotidiana, l'infanzia di tutti i giovani, ieri come oggi. Non stupisce che questo classico abbia oltrepassato molte generazioni e sia ancora più attuale che mai.

Molto presto, come prevedibile, fu portato sul grande schermo. Una prima trasposizione risale già al cinema muto nel 1918, diretto dal regista Harley Knoles, prodotto negli Stati Uniti. Così, a una generazione di giovani che viveva una guerra mondiale senza precedenti, era raccontata questa storia di vita quotidiana di bontà e coraggio ambientata durante una guerra precedente, la guerra di secessione americana del 1861.

È il 1933, per gli Stati Uniti un anno molto difficile, il peggiore della cosiddetta Grande Depressione, quando il regista americano George Cukor riporta sul grande schermo ancora una volta questo grande classico senza tempo. Le giovani signorine March sembrano un prodotto del loro teatro per tutta la durata del film, i personaggi, infatti, sono enfatizzati all'eccesso e la giovane Jo March intepretata da Katharine Hepburn all'età di ventisei anni, non sembra proprio una bambina di quindici, ricalca i tratti mascolini del personaggio letterario in modo molto forte a volte anche pesante. Nonostante questo, alcune scene sono molto più toccanti e incisive delle rappresentazioni successive, le ragazze passano l'infanzia tra le gioie e le tristezze della loro età, imparando i principi morali e la bontà, insegnate nella famiglia March; il giovane Laurie comincia a far parte della loro vita grazie alla sfrontata Jo, e quasi come se fosse una rappresentazione teatrale avviene un crescendo nel film, e le scene più commoventi vengono affrontate con grande coinvolgimento emotivo.
Totalmente trascurate, sono invece alcune fasi più immorali e viziose, come la terribile colpa di Amy, che brucia il libro scritto dalla sorella, oppure la ribellione del giovane Laurie in Europa, che si abbandona a una vita dissoluta senza regole. Sarà stata una scelta dettata dai tempi? Oppure una scelta mirata atta a innalzare solo il senso morale della storia?

A questa rappresentazione ne seguono molte, in diverse forme, non mancano anche le serie televisive, fino ad arrivare agli anni '90. Nel 1994 Gillian Armstrong porta nuovamente in scena al cinema Piccole donne.
In questo ulteriore adattamento i personaggi cambiano e si adeguano al tempo che stanno percorrendo. Negli anni '90 il mondo sta mutando: cominciano a diffondersi Internet, il telefono cellulare e la Playstation, è un mondo diverso con tante distrazioni, eppure la famiglia March non passa mai di moda. Nei panni di Jo troviamo una giovane Wynona Rider che per quanto abbia un carattere meno teatrale rispetto alla riproduzione del 1933, riesce a dare una visione forte del personaggio, che assume dei tratti non più solo "da maschiaccio" ma anche più femminili e femministi, una punta di emancipazione che contraddistingue la terza ondata del femminismo di quegli anni. Il cast di attori è notevole, a partire da Laurie, interpretato da un giovanissimo Christian Bale, e le tre sorelle Meg, Amy e Beth, interpretate rispettivamente da Trini Alvarado, una giovanissima Kirsten Dunst (all'età di soli 12 anni), e l'allora adolescente Claire Danes. Per non parlare di una versione tutta nuova del professor Bhaer il quale, rappresentato dall'affascinante Gabriel Byrne con un carisma tutto nuovo, riesce a conquistare i cuori delle giovani.

Dal film del '94 passano ventisei anni, e di nuovo sul grande schermo torna con gran clamore Piccole donne diretto dalla regista Greta Gerwig. Il film nei cinema nel 2020, ha una costruzione totalmente differente, il tempo dell'infanzia e quello della maturità delle ragazze sono due momenti che s'intrecciano e uno segue l'altro a intervalli. Infatti, colpisce molto che tutto inizi nella fase della maturità, quando le ragazze sono già grandi, dando la possibilità di innamorarti già da subito del professore, e poi anche di Laurie, per poi tornare indietro e sbirciare in quello che è stato, un alternarsi tra passato e presente. Il cast è senz'altro degno di nota, perlomeno per l'attrice che interpreta Jo, Saoirse Ronan inoltre non si potrebbe non citare Emma Watson nei panni di Meg. Questa nuova Jo dei nostri giorni è un vulcano di emozioni, è fuoco e libertà. L'attrice sembra adattarsi perfettamente sia nei modi, che nelle fattezze al personaggio che interpreta, ne ricalca la vitalità e il coraggio rimasto immortale per generazioni dal 1968 a oggi, senza esagerare, rispettando pur sempre il periodo in cui è ambientato il romanzo. Che dire dell'amato Fritz Bhaer, una versione tutta nuova un po' Hollywoodiana, infatti, il trentasettenne Louis Garrel, di vecchio professore tedesco ha ben poco, ma ha le carte in regola per essere un giovane sex symbol francese. Come possiamo biasimare Greta Gerwig per aver dato finalmente a Jo, un attraente amore romantico?

Non credo che avrebbe qualcosa da ridire nemmeno la stessa Louisa May Alcott scoprendo che per la prima volta, il suo romanzo di successo è stato portato sul grande schermo da una regista donna.

(articolo a cura di Vanessa Del Chiaro Tascon)

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