Stephen Crane nasce il 1° novembre 1871 a Newark e muore a Badenweiler, nella Foresta Nera, il 5 giugno 1900 a neanche 29 anni. Brucia la vita, consapevole dell'ineluttabilità della propria tubercolosi. È disperato per il suo successo. Il suo primo libro esce nel 1893 ed è A Girl of the Streets, dove si racconta la dura vita della newyorkese Bowery Street ed è considerato dalla critica uno dei capolavori del Naturalismo letterario. Scrive da reporter sui poveri di Manhattan e, da Cuba, sulla guerra ispano americana nel 1896, dopo essere stato coinvolto in uno scandalo per aver testimoniato a favore di una probabile prostituta.
Mentre si trovava in Florida in attesa di imbarcarsi per l'isola caraibica, Crane fece la conoscenza di Cora Taylor, la proprietaria del bordello "Hotel de Dream", e da quel momento visse con lei in concubinato.
Mentre era in viaggio per Cuba, il battello naufragò e Crane rimase per diversi giorno aggrappato a una piccola scialuppa insieme ad altri superstiti e questa esperienza venne descritta nel racconto The Open Boat, considerato un capolavoro della letteratura di mare e naufragio. Conosce Joseph Conrad nel 1897 che definisce il suo libro più noto, Il segno rosso del coraggio, «un libro breve: nemmeno duecento pagine. Le gemme sono piccole». Nel 2021, Paul Auster, da autore ad autore, gli dedica una fondamentale biografia che verrà pubblicata nel 2022 da Einaudi con il titolo: Ragazzo in fiamme, dove si afferma che The Red Badge of Courage «è un libro in cui ogni paragrafo è essenziale».
«Il freddo lasciò la terra con riluttanza, e la nebbia, diradandosi, rivelò un esercito accampato sulle colline». Il romanzo si apre così – «con una semplicità da gran maestro», come scrive Conrad ammirato – e il lettore si trova immediatamente catapultato sul campo di battaglia.
La guerra di secessione americana si svolse tra il 1861 e il 1865 e il libro venne pubblicato a puntate in riviste nel 1894 e come libro nel 1895.
Il segno rosso del coraggio venne scritto dunque un trentennio dopo la fine degli eventi da uno scrittore nato sei anni dopo la fine del conflitto. Eppure ebbe un successo notevolissimo, non solo in quegli anni, e venne considerato il miglior libro e più «vero» della letteratura americana di quel periodo sulla guerra civile americana e, da molti, sulla guerra in generale, diventando presto così un classico. Tutto questo può sembrare paradossale, se non fosse, invece, uno dei modi – tra i tanti – di dar corpo all'essenza della letteratura, che può cogliere la realtà laddove c'è solo immaginazione. Siamo in un luogo che potrebbe essere tutti i luoghi, in un qualsiasi giorno di un anno imprecisato.
Quando si muove l'esercito è solo un «vasto spettacolo blu», che si confonde con il fumo delle armi e gli alberi della foresta. Quando infuria la battaglia è solo un rombo, un ruggito ininterrotto di cannoni, urla e fucilate, un «animale scarlatto» e «un dio gonfio di sangue». E i soldati che vendono mossi da ordini per loro incomprensibili, non hanno quasi un nome. Sono il «giovane», il «ladrone», quello «chiassoso» e il «soldato alto», sono tutti o nessuno, uniti da quella fratellanza che si trova solo chi si trova in situazione di pericolo di vita. Combattono, scappano, hanno molta paura, uccidono, vengono uccisi e cadono, rimanendo a terra come macabre rappresentazioni della morte, in posizioni grottesche ed innaturali, sempre impietose.
In mezzo a tutto ciò, il «giovane» deve fare i conti con la vigliaccheria e la paura che prendono tutti in momenti simili, un quadro psicologico della paura, così come Crane definì il suo libro.
Il giovane per trovare se stesso deve mettersi alla prova.
Il libro è unico perché racconta la storia di due battaglie: quella contro il nemico senza volto e quello contro il lato oscuro e miserevole che crediamo di conoscere. Come scrive il traduttore Michele Mari nel suo saggio finale, «l'autore trasfigura l'esperienza del suo protagonista in una surreale allucinazione».
Dentro la quale il lettore di oggi non può far altro che perdersi e ritrovarsi.
(articolo a cura di Franco Brogioli)
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